Un fantasma si aggira per le classifiche di Billboard. È quello dei Nirvana il cui album Nevermind è ancora nella top 200 di Billboard, da 350 settimane!

Cosa succede alla musica? Escono tanti nuovi album e singoli che diventano delle hit mondiali e che non possiamo fare a meno di cantare perché siamo bombardati da radio e TV. Nuovi artisti arrivano alla ribalta, con milioni di like sui social e milioni di click sui video e anche milioni di dollari dagli sponsor. Ma alla fine cosa succede? Che nelle classifiche rimangono e resistono i dischi usciti vent’anni fa. Album dei Pink Floyd o dei Beatles o dei Nirvana, usciti in epoche ormai tramontate, ancora parlano a così tante persone, da rimanere in classifica, da essere ancora acquistati. Ma non è solo una storia di classifiche perché accade anche per i tour. Che i concerti dei gruppi che venti anni fa erano nel fiore della loro energia artistica sono ancora affollati, sono ancora capaci di radunare migliaia di persone. È come se la musica di un tempo, fosse più valida della musica che viene prodotta adesso, oggi. È come se il tempo passato e la storia ormai narrata di alcune band, fosse garante del valore di quelle band. In anni in cui non c’è il tempo per costruire la carriera di un artista, che passa dai talent al successo o dai social al successo in sei mesi e nei quali nessun cantante o gruppo può permettersi di sbagliare un singolo, ha valore la musica che ha superato la prova del tempo, che è stata in grado di emozionare generazioni diverse, probabilmente perché portatrice di un contenuto condivisibile non solo nel presente. Forse il fantasma che si aggira per le classifiche è quello dell’arte di fare la musica, che è stata spesso messa al servizio di altri fini (come è accaduto per tutte le arti) e che forse rischia di diventare un rumore di fondo sterile, utile a distrarci o peggio ancora a rassicurarci.